Arriva il giorno della partenza per la tre giorni di trekking.
Prima della partenza controllo le previsioni meteo e la situazione si fa subito complicata.
Gli esperti dicono che oggi ci sarà il solito tempo variabile e che nei prossimi giorni ci sarà il classico tempo schifoso.
Che fare?
Ovviamente tutto era ormai pronto per la partenza, quindi si va all'ufficio dei trekking e poi si decide.
Parlando con la signore delle prenotazioni, decido di affrontare l'impresa in due giorni.
Lei non è per niente d'accordo, anche perchè il percorso è studiato per essere fatto in quattro giorni. Proprio se uno vuole farsi del male, p
Tenta in tutti i modi di dissuadermi, ma niente da fare.
Prenoto la baita di metà percorso e parto.
Dopo un taglio tattico che mi porta a risparmiare circa un'ora di camminata, mi addentro nel bosco ed inizio la salita verso la prima baita.
Non sono per niente in forma e lo zaino pesante non aiuta.
Durante la prima ora mi superano in molti, ma la salita è quasi gradevole e proseguo.
Alle undici e dieci mi ritrovo alla prima baita.
Undici e dieci?
E secondo loro mi devo fermare a dormire una volta arrivato a questa baita?
E qui mi fermo un attimo.
Prima di arrivare alla baita faccio conoscenza con altri due ragazzi.
Solite domande su da dove vieni e via dicendo.
Dopo avergli detto che sono italiano, lui in un buon italiano mi dice di sapere un po' la lingua e che è di Capodistria, al che io parto a parlare in sloveno e via, festa grande. Birra a fiumi, grigliata di carne...ehm, no, forse sto un po' esagerando...
Loro proseguono nel cammino mentre io mi fermo alla baita per riscaldarmi un po', mangiare e cambiarmi.
Peccato che entrato nella sala principale vengo travolto dal gelo.
Ma che cavolo!
Fa freddissimo!
Mi cambio in fretta e proseguo subito per la prossima destinazione che secondo la segnaletica è a circa sei ore di distanza.
Questa è la parte del percorso più suggestiva.
Tutta in cima alle montagne, in certi punti a strapiombo da entrambi i lati del sentiero.
L'unico neo è la situazione climatica.
Vento, pioggia fitta, freddo ed in alcuni momenti nebbia.
Per una buona mezz'ora ho la sensazione di camminare sul sentiero del Bolettone, immerso nel freddo e nella nebbia mi chiede se uno deve andare fino in capo al mondo per camminare in un posto del genere.
Pochi minuti dopo si alza la nebbia ( o la nuvola che avvolgeva la montagna ) e mi ritrovo ad ammirare un panorama stupendo.
Da qui in avanti è tutto un godere di vedute magnifiche.
Inutile mettersi a descrivere, bastano le foto.
Arrivo in baita alle tre del pomeriggio. Per un po' avevo anche pensato di tentare il giro completo in un giorno, ma un'antipatica fiacca inizia a massacrarmi il piede destro e devo abbandonare l'idea dell'impresa.
In baita trovo gli immancabili tedeschi, due giapponesi, un israeliano, un irlandese, due australiani ed una coppia italo-brasiliana.
La scenetta più bella è quando arriva la ranger a controllare i presenti ed a recuperare i biglietti della prenotazione. Dopo aver spiegato tutto quello che si può e che non si può fare, ci avverte che probabilmente ci sarà un arrivo tardivo, perché c'è qualcuno che stamattina ha deciso di arrivare direttamente lì senza fare sosta alla tappa precedente.
Ovviamente quell'arrivo tardivo ero io...ed ero già lì da un pezzo...
Così sono stato battezzato dagli altri Late Arrival, giusto per prendermi un po' in giro.
Che dire sulla baita.
Per fortuna che c'era la coppia italo-brasiliana.
Alle otto erano già tutti a nanna!
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